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Appio Claudio Cieco


Via Appia Patrizio romano (secc. IV-III a.C.). Percorse una brillante carriera politica: tre volte tribuno militare, questore, due volte edile curule, tre volte pretore, interrege, censore (310 a.C.), due volte console (307 e 296 a.C.), dittatore.

Più che uomo di guerra fu un grande politico, un amministratore di somma abilità e, nel campo intellettuale, uno spirito dotato di una cultura superiore al suo tempo e al suo ambiente. Mente lungimirante, in politica mirò a conciliare gli interessi dei patrizi intransigenti con quelli dei plebei proletari, contro la nobiltà patrizio-plebea destinata quarant'anni dopo a prendere nelle mani il potere approfittando della situazione politico-militare che gli forniva l'occasione di attuare la sua grande idea.

Per far fronte agli attacchi delle coalizioni di popoli italici, Roma doveva disporre di un numero sempre maggiore di uomini e di mezzi e, per averli, bisognava legare allo Stato coloro che si erano arricchiti nel commercio e nell'industria con la concessione di diritti politici che comportassero doveri patriottici.

Egli pertanto nel corso della sua censura (312) tenne conto, nel determinare il censo, della ricchezza mobiliare e non più soltanto di quella fondiaria; sempre col medesimo intento introdusse nell'ordine senatorio uomini di bassi natali, tra cui alcuni figli di liberti, e distribuì i liberti stessi nelle tribù rustiche col permesso di iscriversi in tutte le classi dell'ordinamento centuriato.

Grazie alle sue riforme la ricchezza mobiliare fu in grado di opporre i suoi interessi a quelli dei contadini e dei proprietari fondiari. La nobiltà reagì con grande vigore al grave colpo che le veniva inflitto, ma non poté impedire che tali innovazioni democratiche vitali per l'esistenza e il progresso dello Stato romano, venissero attuate e si sviluppassero negli anni seguenti.

Il prestigio politico di Appio Claudio durò a lungo: assai vecchio e cieco (donde il soprannome), con un'orazione rimasta famosa, influì decisamente sul senato perché respingesse le proposte di pace di Pirro (280 a.C.).

Tra i molti suoi meriti si annoverano la costruzione della Via Appia, dell'acquedotto Appio (Aqua Appia), l'influsso esercitato sul suo liberto Gneo Flavio, autore della pubblicazione dei fasti e delle formule regolanti le azioni giudiziarie, e l'attività letteraria (oratoria, linguistica, gnomica) per cui è considerato la prima personalità della letteratura latina





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