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Catone Marco Porcio


Catone Marco Porcio Soprannominato il Vecchio o il Censore, uomo politico romano (Tuscolo 234 a.C.149 a.C.). Nato da una famiglia di contadini, prestò servizio appena diciassettenne durante la seconda guerra punica, tribuno militare e poi questore in Sicilia nel 205, criticò aspramente i metodi e l'operato del giovane Scipione, collaborando, però alla sua spedizione in Africa. Pretore nel 198 in Sardegna, donde portò a Roma il poeta Ennio, ottenne il consolato nel 195 e nel 184 assunse la censura con Valerio Flacco.

Durante questa magistratura che gli procurò il soprannome di « Censore » per eccellenza, egli accentuò la lotta contro il lusso e la corruzione dei costumi tradizionali. Tra l'altro, fece approvare una legge suntuaria contro gli ornamenti femminili e radiò dal senato parecchi nobili, tra cui Lucio Scipione. Oratore semplice ed efficace, non privo di cultura (già vecchio volle imparare il greco), si oppose all'influenza della civiltà greca e contribuì all'espulsione da Roma dei filosofi. Pretese ostinatamente la distruzione di Cartagine, in cui vedeva la pericolosa rivale della potenza romana, terminando ogni suo discorso in senato con la frase: Ceterum censeo Carthaginem esse delendam .

Spirito pratico e buon agricoltore, amministrò i suoi interessi con un senso dell'economia che rasentava l'avarizia e secondo il principio che il proprietario deve vendere più che comprare, come lasciò scritto nel trattato sull'Agricoltura. Oltre che di agricoltura, si occupò di diritto, di morale (raccolta di precetti al figlio Marco e di sentenze morali nel Carmen de moribus) e di storiografia, scrivendo le Origini, in cui, senza mai nominare i comandanti militari, con acute notazioni etnografiche narrò le vicende di Roma e delle genti italiche dagli inizi alle guerre puniche. Catone è il tipico rappresentante dell'originario ingegno latino: contadino di nascita e da se stesso educatosi al culto della giustizia e della probità, in piena devozione allo Stato e ai suoi interessi, conservatore convinto, ma di intelligenza viva e arguta nell'ambito dei suoi principi, egli, nonostante i suoi limiti, ha certamente contribuito a dare alla storia del popolo romano una propria fisionomia e a porre le solide basi della sua futura grandezza.





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